Scandaloso National Geographic

Cosa succede se un importante periodico americano come il National Geographic dedica una copertina e un editoriale ai bambini transgender?

Succede che i cattolici si arrabbiano e l’Avvenire quotidiano di ispirazione cattolica edito in Italia ha protestato.

Molte persone dopo aver ricevuto la copia del National Geographic dove si parla dei piccoli transgender con tanto di foto hanno minacciato di ritirare l’abbondamento ed il quotidiano dei fedelissimi ha parlato di

propaganda gender

ed anche di lesione della privacy e per l’analisi medico scientifica.

L’americano National Geographic, che viene tradotto in ben 31 lingue diverse, ha raccontato al suo interno della

Gender revolution

ed ha raccolto le storie di ottanta minori e dopo le proteste dei cattolici più intransigenti ha dovuto difendersi.

Già nel titolo dell’italiano Avvenire si legge tutto il disappunto per questi bambini

sbattuti in prima pagina per la propaganda transgender.

Il giornale ha precisato che i bambini che soffrono per la

differenziazione sessuale

sono quei piccoli che nascono con l’anomalia che comporta il non pieno sviluppo degli organi genitali e questo succede ad un neonato su cinquemila mentre i disturbi dell’identità di genere riguardano solo il 2-3% dei bimbi inferiori ai 6 anni.

Avvenire definisce questi come

problemi molto seri

che fanno parte della sfera più intima della persona.

La colpa della rivista scientifica americana è quella di aver trattato in maniera troppo leggera la faccenda, partendo dalla bambina in copertina Avery Jackson, trasformata in felice testimonial dei diritti dei tansgender mentre racconta candidamente

quanto sia bello non essere più obbligata a sembrare un maschio.

Avvenire accusa inoltre il National di aver usato poi le storie degli altri 80 bambini per sottolineare come sia necessario cambiare approccio alle questioni di genere.

National Geographic ha risposto:

I ritratti di tutti i bambini sono belli. Ci è piaciuto soprattutto il ritratto di Avery perchè era forte e fiero. Abbiamo pensato che, in un colpo d’occhio, si riassume il concetto di “rivoluzione di genere”.

All’Avvenire non è bastato e si è interrogato citando l’editoriale del caporedattore Susan Goldberg:

È necessario pubblicare decine di foto senza censura dei bimbi afflitti da problemi?.

Inoltre riferendosi alla citazione del National riguardo ai

50 generi che Facebook permette ai suoi utenti di selezionare.

L’Avvenire conclude scrivendo che:

Bisognerebbe avere un approccio medico-scientifico che il National Geographic non ha fatto o, peggio, non ha voluto fare. Ci si troverebbe di fronte ad un’operazione propagandistica bella e buona.

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