Abbiamo perso il senso del Natale?

Come mai al giorno d’oggi è Natale tutto l’anno?

Giorni e giorni prima iniziano i party pre-natalizi, mesi prima si inizia con pranzi, cene e feste che non hanno nulla di intimo.

Si arriva al giorno di Natale già spossati e ingrassati ed il pranzo di famiglia non si vive più come una volta. Si è perso il significato originale del Natale laico, quello in stile fumetti Disney.

Lo scrittore Giacomo Papi, ha citato, nel suo I fratelli Kristmas – Un racconto di Natale la teoria di Giacomo Leopardi sulla vigilia cioè che la felicità è tutta nell’attesa.

Papi spiega:

Ecco, quello che noi non siamo più capaci di fare è di attendere. Il Natale è diventato l’invenzione di una festa permanente.

Subito dopo Halloween, la «festa dei mostri» alla vigilia di Ognissanti, comincia l’attesa del Natale vissuta con la stessa bramosia con cui si controllano i messaggini o Facebook.

Una volta dice:

Non era necessario essere cristiani per pensare che quella notte si compiva un evento straordinario che per i credenti era la nascita di Gesù e per gli altri era qualcosa di magico e fatato, di irrazionale e incomprensibile.

Secondo Papi il carico di magia del Natale ridà valore agli oggetti:

ricevere una cosa e dover aspettare la ritualità insegna ai bambini il rispetto delle cose in un’epoca in cui tutto è sempre disponibile sconquassi.

Secondo Massimo Ammaniti, docente di Psicopatologia dello sviluppo alla Sapienza di Roma:

È naturale che in una società come la nostra il Natale sia diventato anche festa molto commerciale, ma al di là del consumismo più sfrenato merita di essere apprezzato.

Secondo lo psicologo Alfio Maggiolini è giunto il momento di recuperare l’aspetto originario del Natale, quello legato alla natura:

Nell’antichità era la festa della morte e della rinascita del sole. Ecco, avremmo bisogno di un Padre che rappresenti le stagioni, il clima.

Ammaniti conclude citando Papa Francesco:

Oltre all’aspetto religioso rappresentato dal Messia che viene tra noi a condividere le sofferenze, il malessere e i sacrifici comuni ai mortali— c’e quello più ampio, legato alla fertilità. La nascita di un bambino ci insegna la continuità e la fiducia nel futuro.

Che si sia credenti o meno ha una serie di risonanze dentro di noi.

Tutti quindi dovremmo ricordarcene tramite la preparazione di albero e del presepe.

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